“MAFIA E APPALTI”

La sentenza-957-del-2009-tribunale-trapani evidenzia non solo la presenza e l’operatività di Cosa Nostra nel trapanese, ma anche la capacità dell’organizzazione mafiosa  di rigenerarsi costantemente nonostante l’incessante azione di contrasto dello Stato e ricostruisce  diverse  vicende di speculazione edilizia e corruzione.

La sentenza del Tribunale di Trapani veniva sostanzialmente confermata dalla Corte di Appello di Palermo con sentenza1503-del-2011-corte-appello-palermo  che respingeva gli atti di appello  sia dei difensori, che del P.M.,  salvo concedere le attenuanti generiche a Leonardo Barbara e ridurre conseguentemente la pena al medesimo.

Avverso la sentenza della Corte di Appello proponevano ricorso per Cassazione, il Procuratore Generale, gli imputati  Barbara Leonardo e Pace Francesco  e la parte Civile Comune di Erice.

La Suprema Corte con sentenza-1033-del-2012-corte-cassazione  dichiarava la  inammissibilità del ricorso del Procuratore Generale e rigettava i ricorsi proposti dagli imputati Francesco Pace e Leonardo Barbara.

Pertanto la sentenza diveniva irrevocabile.

PROGETTO “EDUCHIAMO ALLA LEGALITA'”

L’ « Associazione Antiracket e Antiusura» di Trapani, in collaborazione con l’USR Ambito Territoriale di Trapani  e la Scuola Secondaria di primo grado ”A. De Stefano” di Erice   in attuazione agli scopi statutari ed in conformità alle recenti disposizioni introdotte dalla legge 107/2015 (art. 1, comma 7 lett. D-e-l-m-) e da altri documenti ministeriali (Decreto Moro del 1958, Circolare Jevolino del 1993, Linee di  indirizzo Fioroni del 2007) nonché in condivisione con il Pensiero del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella pubblicato sul sito www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=73 propone il progetto:

« EDUCHIAMO ALLA LEGALITA’».

Il Progetto – per la cui realizzazione non è richiesto alcun contributo economico a carico della Scuola – prevede incontri finalizzati a sensibilizzare gli studenti sui temi della legalità attraverso momenti di riflessione sui temi di volta in volta trattati.

Tappa iniziale sull’attività formativa sarà costituita dalla conoscenza di principi fondamentali su cui si basano il diritto e la giustizia nel nostro Paese.

Conoscere i principi fondamentali su cui si basa l’ordinamento giuridico italiano è, infatti, indispensabile perché lo studente percepisca consapevolmente il concetto di legalità ed orienti le proprie scelte comportamentali.

Il Progetto intende fornire ai partecipanti le conoscenze e le competenze di base per favorire la possibilità di adottare scelte corrette e responsabili.

I temi affrontati saranno seguiti dalla visione di film, rappresentazioni, storie, testimonianze, per stimolare la  partecipazione al dibattito e quindi la riflessione sui temi trattati.

Il Progetto integrale, orientativamente della durata complessiva di 15/20 ore, verrà sviluppato in  5 incontri sulle aree tematiche che seguono, da sviluppare con la collaborazione preventiva dei docenti referenti del settore.

MODULO PRIMO: “ La necessità delle regole”-  ore 3/4

Obiettivo: fornire conoscenze sui principi fondamentali per una civile convivenza, sulle norme sociali e le norme giuridiche, sui principi fondamentali sanciti dalla Costituzione Italiana (principio di uguaglianza, diritti fondamentali, principio della separazione dei poteri), sul diritto alla difesa nel processo penale.

A conclusione del modulo verrà sottoposto ai partecipanti un test per verificare il livello di comprensione fra quali sono ritenuti i diritti e i doveri validi per tutti gli studenti della classe e quali sono solo delle pretese non ammissibili.

MODULO SECONDO: “ Abbasso i prepotenti! No al bullismo” –  ore 3/4

Obiettivo: sensibilizzare gli studenti sulla necessità di imparare a confrontarsi con gli altri rispettando le esigenze dell’altro, anche se diverso, facendosi rispettare. Sarà sottolineata l’esigenza che ciascuno venga accettato nel gruppo ma anche che all’interno del gruppo non bisogna mai rinunciare alla propria personalità ed alla proprie idee sostituendo le proprie scelte alle decisioni del “ capo”.

Verrà esaminato il fenomeno del bullismo e saranno individuate le iniziative per aiutare chi è vittima del bullismo a ristabilire la legalità e a rifiutarsi di subire passivamente un’ingiustizia.

Verrà segnalato che in alcuni casi i  giovani protagonisti di episodi di bullismo  da grandi sono stati fagocitati dalla criminalità organizzata. Le organizzazioni, infatti, si basano sul principio  della sopraffazione e della protezione.

I partecipanti verranno invitati a riflettere sulla necessità di opporsi alla legge del più forte evidenziando che vivere la legalità significa non barattare il diritto con il favore e che non basta non commettere reati ma che bisogna anche avere il coraggio di denunciare e ribellarsi all’ingiustizia.

A conclusione del percorso verrà sottoposto ai partecipanti un test (anonimo) con domande finalizzate a conoscere il modo di comportarsi dei giovani all’interno del gruppo e il problema del bullismo.

TERZO MODULO: “ Educazione all’uso responsabile del denaro” – ore 3/4

Obiettivo: sensibilizzare i partecipanti ad un uso consapevole del denaro. Saranno forniti i principi fondamentali sui bisogni economici dell’uomo: bisogni primari, bisogni secondari, sui bisogni apparenti.

I partecipanti saranno stimolati a riflettere sui falsi miti proposti dalla società contemporanea.

QUARTO MODULO: “Il Disonore della Mafia RICORDARE PER NON DIMENTICARE – ore 3/4

Come ciascuno di noi, così ogni territorio, ha il proprio Passato, la propria Storia.

Per trasmettere alle giovani generazioni il messaggio che si possa vivere in una società libera dalla illegalità, dalla mafia, da qualsiasi condizionamento è necessario far conoscere il Passato;

In esso vi è la Storia, rappresentata anche da quanti si sono battuti e sono morti perché in questa Terra non si perpetuasse il cancro del malaffare, della prevaricazione, della sopraffazione del più forte sul più debole o sul più onesto, spesso  indifeso e deriso per le proprie idee e per il proprio operare.

Obiettivo del modulo è quello di tenere viva la memoria di quanti si sono spesi fino al sacrificio della vita al fine di contribuire a diffondere nei giovani una nuova cultura di legalità.

Il percorso toccherà i seguenti argomenti:

Origine, sviluppo e configurazione attuale del fenomeno mafioso inteso come sistema di potere economico e politico esercitato con la violenza;

I primi allarmi lanciati al Governo di Torino da funzionari ed osservatori a partire dalla proclamazione del Regno d’Italia;

Il primo attentato a un magistrato, avvenuto nel 1861;

L’omicidio di Emanuele Notarbartolo;

Il fenomeno della Banda Giuliano;

La strage di Portella della Ginestra;

L’omicidio di Placido Rizzotto;

L’avvento dei Corleonesi;

L’omicidio di Piersanti Mattarella;

La vicenda Peppino Impastato;

L’omicidio di Pio La Torre;

L’omicidio del generale-prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa;

L’omicidio di Gian Giacomo Ciaccio Montalto, del giudice Giacomelli e del giornalista Mauro Rostagno;

La strage di Pizzolungo;

Il 1992 – Anno delle stragi (Capaci e Via D’Amelio);

La nascita di una nuova cultura antimafia;

Il fenomeno delle lenzuola sui balconi di Palermo;

Il movimento antimafia alimentato da Associazioni per la legalità, la lotta al racket del pizzo e l’usura;

Il rapporto Mafia-Politica-Istituzioni;

Le contraddizioni della società attuale.

QUINTO  MODULO “COME USCIRNE” ore 3/4

Sarà affrontato il tema del racket, del pizzo e dell’usura  evidenziando che l’unica via di uscita per la vittima del racket e dell’usura è quella di denunciare gli estorsori per spezzare il perdurare di abusi, minacce e sopraffazioni. Saranno illustrate le opportunità offerte dalla legislazione vigente e dal Fondo di solidarietà per le vittime del racket  e dell’usura. Verrà evidenziato il ruolo delle Associazioni Antiracket. Saranno, inoltre, fornite informazioni sulla lotta alla criminalità organizzata, sugli organismi antimafia, sulle associazioni, ma soprattutto verrà stimolata la coscienza degli studenti, i quali dopo avere visto un film e dopo aver letto alcuni dei messaggi lasciati da comuni cittadini sull’ «Albero di Falcone» saranno invitati ad elaborare il proprio pensiero.

*****

 Il progetto si concluderà nel mese di maggio del 2017 con una manifestazione finale. Ogni istituzione scolastica aderente al progetto è invitata a produrre un prodotto finale, consistente in: elaborati di tipo visivo, audiovisivo, cortometraggi, cartellonistica, presentazioni in power-point, interviste, rappresentazioni teatrali,canto, danza e musica ( le scuole ad indirizzo musicale sono invitate  a scrivere e musicare  un Inno alla Legalità).

Finalità del progetto: coinvolgere gli alunni in prima persona, favorendo in ognuno la presa di coscienza del senso di responsabilità democratica e  di cittadinanza attiva.

*****

L’attività di formazione sarà svolta da personale particolarmente qualificato da individuare, a secondo dell’argomento da trattare, fra:  Docenti di discipline giuridiche ed economiche; Avvocati, Magistrati, Rappresentanti delle forze dell’Ordine, Sociologi, Giornalisti, Rappresentanti delle Associazioni Antiracket e Antiusura, Testimonianze.

Nel corso della trattazione dei moduli gli argomenti verranno trattati non come semplice lezione frontale ma, partendo da situazioni reali, attraverso momenti di dibattito aperto ( Problem Solving – Brain Storming).

“IMPRENDITORE COLLUSO” O “IMPRENDITORE VITTIMA”

Il Tribunale di Marsala, in Composizione Collegiale, con la sentenza-61-del-2011tribunale-marsala_parte1 – sentenza-61-del-2011-tribunale-marsala_parte2pronunciata dal Tribunale di Marsala, confermata in  appello, divenuta definitiva,  in data 31/10/2013, a seguito della pronuncia  della Corte di Cassazione, chiarisce la differenza fra “imprenditore colluso” e “imprenditore vittima”, statuendo che la condotta di Giuseppe Grigoli  è certamente  riconducibile al paradigma dell’imprenditore mafioso piuttosto che a quello di vittima della prepotenza mafiosa.

I Giudici hanno ritenuto sussistente, oltre ogni ragionevole dubbio, l’esistenza di un vero e proprio patto criminale che si è snodato e sviluppato negli anni  tra Giuseppe Grigoli (il “re dei supermercati”) e diversi esponenti mafiosi, primo fra tutti con Matteo Messina Denaro,  capo di Cosa Nostra da cui sono derivati reciproci vantaggi sia per le aziende del Grigoli, sia per la  associazione mafiosa.

La sentenza del Tribunale di Marsala veniva impugnata sia dal Giuseppe Grigoli  che dal Difensore di Messina Denaro Matteo.  La Corte di Appello di Palermo con sentenza-3077-del-2012-corte-appello-palermo, sostanzialmente, confermava la sentenza di primo grado.

La Suprema Corte di Cassazione con sentenza-2616-del-2013-corte-di-cassazione dichiarava inammissibile il ricorso di Matteo Messina Denaro e rigettava il ricorso di Giuseppe Grigoli . 

CULMONE (WWF) PARLA DEL FUTURO DELLE SALINE

saline14In occasione di un incontro con il Girolamo Culmone del WWF  tenutosi  presso l’ Istituto Alberghiero di Trapani al fine di  fornirci ulteriori informazioni  sul   WWF, descrivendoci la riserva naturale delle saline di trapani , ma soprattutto sensibilizzarci al rispetto dell’ ambiente.

WWF: il patto con il panda
Il WWF (WordWildLifeFound) fondato in svizzera nel 1961 è un’organizzazione internazionale non governativa ovvero un’associazione indipendente dallo stato e dalla sua politica che agisce senza scopo di lucro con l’ideale di creare  un armonioso  equilibrio tra l’uomo e la  natura, battendosi per:
Conservare la biodiversità del pianeta
Promuovere l’ uso di fonti d energia rinnovabiliavorire misure per la riduzione del tasso d’inquinamento e dello spreco di risorse
Preservare una determinata zona dall’egoismo umano istaurando il concetto di riserva naturale (ovvero una zona geograficamente delimitata protetta da particolari disposizioni e divieti).
Le riserve naturali si  classificano in:
Riserve naturali speciali (lago di Pergusa)
Riserve naturali genetiche (parco delle Madonie )
Riserve naturali integrali ( grotta dei puntali)
Riserve naturali orientate ( saline Trapanesi)

L’ oro bianco di Trapani
La riserva naturale delle saline di Trapani  si estende per 1000 ettari  di territorio, all’interno della riserva si esercita l’antica attività dell’estrazione del sale, essa è anche un’importante “zona umida”  (ambiente caratterizzato dalla compresenza  d’acqua e terreno) che offre riparo a numerose specie di volatili migratori. Le saline trapanesi sono gestite dal WWF e amministrate dal Dott. Girolamo Culmone fino ad agosto del 2015.

STORIA DELLE SALINE
Il raccoglimento del sale  risale all’epoca fenicia ma si possono avere notizie più certe durante l’epoca normanna in Sicilia da parte del geografo arabo 
Al-Idrīsī  che le menzionò ed elogiò; in seguito sotto il regno di Federico II di Svevia  diventeranno monopolio di stato, ma fu solo sotto la corona spagnola che la produzione di sale raggiunse il suo acme. Nel 1861 con l unità  d’ Italia  le saline non furono nazionalizzate , dopo la prima guerra mondiale  e con la concorrenza delle saline industrializzate di Cagliari cominciò il declino delle saline trapanesi, accentuato  successivamente dallo scoppio del 2° conflitto mondiale  e dalla concorrenza  straniera del salgemma, pertanto molte saline furono dismesse o abbandonate. Ma dopo l’ istituzione di riserva naturale delle saline  avvenuta con il decreto dell’ assessore del  territorio e ambiente della regione nel 11 maggio del 1995  e il suo affidamento al WWF si è assistito ad un nuovo rilancio dell’ attività produttiva e delle lavorazione del sale  da parte della SOSALT che ne è la principale produttrice.

CURIOSITÀ
Il sale marino è un prodotto che il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali nel 2011 ha riconosciuto come prodotto IGP(indicazione geografica protetta)
La riserva delle saline trapanesi è suddivisa in zona A e zona B (pre-riserva)
L’ambiente delle saline si è perfettamente integrato con la natura pur non essendo naturale, è un paesaggio geometrico e regolare studiato dall’ uomo che è riuscito ad adattare e a non distruggere.
La salina è pensabile come una macchina dal sistema complesso, ma azionato da elementi naturali.. sole … vento.
Ogni vasca ha un determinato nome :
-1° Fridda -2°Reticalda -3°Ruffiana -4° Caura
-5° Casedda.
Il Grado baumè (ovvero il grado di concentrazione di un sale disciolto in un liquido)é :
nella Prima vasca  4°gradi baumè fino ad arrivare alla quinta vasca dove riscontriamo 25 ° gradi baumè ovvero il punto di saturazione.

IL PROCESSO PRODUTTIVO DEL SALE
Prima dell’ estate vengono pulite le vasche ,si immette acqua di mare nella  prima e quando il curatolo(capo salina)  lo decide  , si sposta parte dell’ acqua  nella seconda vasca e via di seguito. In ogni vasca la profondità e la quantità d’ acqua si riducono , per favorire l’ evaporazione ,in questo modo  la concentrazione di sale aumenta fino a precipitare nella vasca salata chiamata “casella”. Con una pala ( adesso con i macchinari )
Viene  rotta la crosta di Sali formatasi , spessa circa 8cm ,ed il sale via via, accumulato va a formare le tipiche montagnette davanti alle vasche . Poi viene  coperto   dalle tegole per evitare la sporcizia e la pioggia . Quando deve essere venduto viene portato nel mulino di macina per schiacciarlo e renderlo sale medio o sale fino.

L’ impatto turistico delle saline.
La riserva delle saline oltre che rappresentare una grande risorsa economica per via dell’attività dell’ estrazione del sale,  è anche una delle mete più popolari  per i turisti di tutto il mondo che decidono di trascorrere parte delle loro vacanze a Trapani ; infatti le saline figurano al secondo posto nella categoria  “le migliori cose da vedere a Trapani”  sul celebre portale web Tripadvisor.


REALIZZATO DA  SALVATORE F. RONDELLO  TERZA B

INCONTRO CON LA COMUNITA’ SAMAN

20151126_124652INTRODUZIONE 
In un locale sequestrato alla criminalità organizzata, situato in via “Marconi”, si è tenuto un incontro con i vertici della comunità “Saman” i quali hanno illustrato come nacque la loro organizzazione e di cosa si occupa, ma soprattutto hanno cercato di sensibilizzare i presenti sui rischi che si corrono quando si cade  nel tunnel della dipendenza.
A questo dibattito hanno partecipato degli ex tossico dipendenti che con l’aiuto della Saman sono riusciti nel lungo cammino della   disintossicazione, una rappresentanza degli alunni dell’Istituto Alberghiero di Erice, la Dirigente Giuseppa Mandina, il Presidente di Saman Sicilia, Gianni di Malta, la vice-presidente Marzia Lombardo, l’agronomo Bartolo Giglio, la dottoressa Piacentino Simona, il sindaco Giacomo Tranchida e la squadra della  pallacanestro Trapani.

LA SAMAN 
La Saman è un’organizzazione laica, atta al recupero dei soggetti finiti nel circolo vizioso della dipendenza (da  gioco d’azzardo - droga - alcool); fu fondata nel 1981  da “Mauro Rostagno”(sociologo italiano, promotore anche del movimento politico “Lotta continua”); a soli 46 anni il 26/9/1988 fu vittima di un agguato  mafioso, venendo barbaramente ucciso poiché ritenuto scomodo dai capi mafia del territorio siciliano, per via delle sue idee in merito alla giustizia sociale. In seguito  alla sua morte subentra a dirigere la Saman Francesco Cardella , il quale ebbe l’unico scopo  di arricchirsi, attraverso varie truffe, tralasciando cosi  la vera matrice dell’organizzazione, infatti nel 1994 Cardella venne arrestato con l’ accusa di frode nei confronti della regione Sicilia. Successivamente nel 1995 ,la comunità ritrovò la forza per riprendersi dallo scandalo, la dirigenza venne affidata al dott. Luigi Cancrini. Grazie al nuovo  dirigente e a tutti i veri operatori la Saman oggi è una vera e propria realtà.

Incontro-dibattito
Nell’ illustrare la natura e le finalità dell’associazione Saman, Marzia Lombardo ha sottolineato le difficoltà (anche di natura burocratica) che quotidianamente gli operatori affrontano per portare avanti il loro compito.
La Saman ogni anno  recupera e cura più di 500 persone, crea oltre  160 posti di lavoro e ha realizzato 9 centri terapeutici  situati in varie regioni italiane.
Sono accolti anche soggetti in regime carcerario; in proposito particolarmente emozionante è stata la testimonianza di Carmelo, un ragazzo di Catania, detenuto presso il carcere di San Giuliano, che ha intrapreso un programma terapeutico e ha ottenuto dei permessi per andare a casa a trovare i suoi tre figli.
Altra toccante testimonianza è stata quella di Fina che nel raccontare la sua storia non è riuscita a trattenere le lacrime; le sono stati tolti i figli (affidati ad una casa famiglia) e adesso dopo due anni in comunità è pronta per il reinserimento in società.
La dottoressa Simona Piacentino ha spiegato che dopo un mese di osservazione inizia il percorso di recupero con lo scopo di riavvicinare il soggetto alla famiglia e di creare delle opportunità lavorative, ciò, tuttavia, non sempre è facile a causa dei pregiudizi diffusi tra la gente. Solitamente il periodo di permanenza in comunità non è mai inferiore ai 12 mesi. E’ stata inoltre evidenziata l’importanza di una RETE SOCIALE che vede coinvolti il SERT, e i vari enti del territorio nel promuovere percorsi di riabilitazione sociale.

L’olio di “casa nostra”
L’ultima parte dell’incontro ha visto la partecipazione della pallacanestro Trapani di cui la Saman è social sponsor. Alla fine di ogni partita i giocatori donano una bottiglietta di olio agli avversari per testimoniare il lavoro svolto nei terreni confiscati alla mafia e gestiti dalla Saman. Interessante al riguardo l’intervento del consulente agricolo Bartolo Giglio (da tre anni collabora con la comunità), il quale rileva il valore di un prodotto ottenuto da un luogo che prima era in mani mafiose.
Marzia Lombardo ha inoltre comunicato che è imminente l’apertura di un’osteria sociale (grazie ad un bando che la Saman ha vinto) dove lavoreranno soggetti svantaggiati.
Infine l’intervento del sindaco G. Tranchida ha rimarcato l’importante lavoro svolto dalla struttura di via Marconi (ex gioielleria), rimasta chiusa per tanto tempo e ora luogo di recupero sociale.

CONSIDERAZIONE PERSONALE 
Vorrei esprimere un mio personale pensiero in merito a questa interessante e formativa  esperienza vissuta , grazie alla quale ho avuto  modo di poter guardare negli occhi i ragazzi ex-tossico dipendenti, in essi ho visto tanto dolore, sofferenza e il segno indelebile lasciato dalla droga ,che più che deturparli nel fisico penso li abbia marchiati nell’ animo . Ciò mi ha insegnato molto , credo che mai nessun giovane per alcun motivo debba trovare rifugio nella droga e  mai perdere la forza di lottare per tornare alla vita. Ringrazio i ragazzi per aver condiviso le loro testimonianze e il lavoro svolto dagli operatori della Saman.

Realizzato da : Rondello Salvatore, classe terza B dell’Istituto Alberghiero

INCONTRO CON L’AUTORE CARMELO SARDO

img_5901Nell’ambito del progetto promosso da MIUR “Libriamoci” l’Istituto Alberghiero di Erice ha organizzato  l’incontro con il giornalista Carmelo Sardo, autore insieme a Giuseppe Grassonelli del libro “Malerba”. Hanno partecipato la Dirigente Giuseppa Mandina, l’organizzatrice Jana Cardinale, il regista Massimo Pastore, i docenti di lettere e i ragazzi delle quinte classi.

MALERBA (ERBA CATTIVA): STORIA DI UN RISCATTO 

Malerba è un libro, pubblicato nel 2014, che racconta la storia  di Giuseppe Grassonelli, chiamato da  tutti gli altri abitanti del suo paese “Malerba”; egli da ragazzo venne mandato in Germania per allontanarsi dall’ambiente malavitoso siciliano, ad Amburgo cadde nel circolo vizioso della lussuria frequentando locali notturni e casinò, dove, essendo abilissimo con le carte  da gioco, si arricchì molto in fretta. Dopo il servizio militare tornò al suo paese natale per un saluto alla famiglia; il giorno prima di ripartire per la Germania accade ciò che farà scaturire l’odio e la rabbia nel cuore di quest’ uomo, ovvero l’ uccisione del nonno, dello zio e di un cugino per mano dei sicari di cosa nostra (per via di un regolamento di conti); ciò sarà l’ inizio di una serie di omicidi per vendicare i suoi familiari, fughe e sofferenze, che si concluderanno con la morte di tanti uomini mafiosi e l’ arresto nel novembre del 1992. Tutto ciò non è la trama di un film americano ma è la storia di un uomo che dopo aver commesso una lunga serie di omicidi sta pagando per i crimini commessi. Ma è soprattutto la storia di un ritorno alla legalità e di come il cancro della mafia abbia lasciato un’ indelebile sofferenza.

APPROFONDIMENTI :
in carcere Grassonelli non ha mai collaborato con la giustizia e per questo è stato condannato all’ ergastolo ostativo (art. 4 bis, non potrà mai beneficiare di alcun permesso).
Quando egli entrò in carcere era semianalfabeta, oggi  si è laureato in lettere e filosofia  all’ università “Federico II”  di Napoli con “110 e Lode”

 

PREMESSA
Per comprendere la storia di Grassonelli occorre avere presente il contesto siciliano intorno al 1985-1986 quando - racconta Carmelo Sardo - in Sicilia scoppia una furiosa guerra di mafia per il controllo del territorio perché uno schieramento di persone non si accontentava più di fare gli affari della vecchia mafia ma voleva andare oltre.
I corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano quando sono calati a Palermo nel 1983 hanno spodestato i vecchi capi; questo è lo scenario siciliano di quegli anni, la guerra da Palermo si estende anche nelle altre province. Io – continua l’autore del libro –  a quel tempo raccontavo questo, andavo dovunque si sparava e si ammazzava. A un certo punto comincio a raccontare una serie di omicidi della provincia di Agrigento dove lavoravo in una televisione privata. Come potevo immaginare che uno dei più spietati killer, un ragazzo di vent’anni che si era messo in testa di annientare tutti i capi di cosa nostra, uccideva e poi scappava a casa a guardare il telegiornale per ascoltare il servizio dell’omicidio che avevo appena fatto. Perché? Per documentarsi, si informava per sapere in che direzione si concentravano le indagini; 25 anni dopo quando mi ha mandato a chiamare in carcere mi ha confessato che io ero il suo agente segreto.
Veniamo – continua Sardo – al protagonista di Malerba: si chiama Giuseppe Grassonelli, è nato a Portoempedocle e non è mai stato un mafioso. Succede che un giorno cosa nostra gli stermina la famiglia perché nell’ambito di quella lotta tra la vecchia e la nuova mafia, Giuseppe ha avuto la sfortuna di avere uno zio che non voleva sottostare a nessuna regola mafiosa e voleva agire per conto suo nella sua illegalità. A un certo punto tutto fa presupporre (non ci sono prove) che questo zio abbia ucciso il capomafia di Portoempedocle che aveva tentato per tre volte di ammazzarlo. Cosa nostra allora organizza una strage micidiale, il 21 settembre 1986 due commandi sparano all’impazzata contro un gruppo di persone sedute in un bar, sei muoiono, altre tra le quali lo stesso Grassonelli restano ferite. Vengono uccisi il nonno, lo zio e un cugino.

DOMANDE POSTE DURANTE IL DIBATTITO A CARMELO SARDO:
Jana Cardinale: perché Grassonelli ha detto: “io credevo che lo stato e la mafia fossero la stessa cosa?”
“Quando successero questi fatti, Grassonelli era un ignorante semianalfabeta - come riconosce lui stesso - viveva da 5 anni in Germania e non conosceva la storia dello zio.
Con quello che dico, non voglio giustificare o assolvere i comportamenti di Grassonelli, ma contestualizzare ciò che gli è accaduto, forse se non avesse assistito alla strage dei suoi   familiare avrebbe avuto un' altra vita.
Ad un certo punto lui decise di reagire, si aspettava che i colpevoli fossero arrestati e invece vennero arrestati i Grassonelli superstiti, ma come? Anzichè prendere gli assassini, arrestano i miei parenti superstiti, allora è vero che stato e mafia sono la stessa cosa.
Da li comincia la sua prima scelta sbagliata e dolorosa, comincia la sua reazione di vendetta, pensando che se fosse andato dai carabinieri lo avrebbero arrestato, se fosse rimasto libero lo avrebbero ammazzato”.
Carmelo Sardo continua il suo racconto: “a 25 anni Grassonelli è stato portato all'Asinara, i giudici volevano che si pentisse ma lui non l'ha voluto fare.
Da 24 anni è in carcere, senza essere mai uscito, neanche un minuto, perché è un ergastolano ostativo. Se quando è stato arrestato avesse fatto tutti i  nomi dei ragazzi che con lui hanno compiuto la carneficina, adesso sarebbe libero”.

TESTIMONIANZA DI GRASSONELLI (dopo 22 anni di carcere) TRATTA DAL DOCUMENTARIO MALERBA
"Io ho sbagliato ed è giusto che paghi, nessuna spiegazione potrebbe mai giustificare cosi tanta violenza, il dovere civico impone di rivolgersi alle istituzioni, ma io pensavo che lo stato e la mafia fossero la stessa cosa. Attenzione, non voglio essere frainteso , non dico che sono la stessa cosa, ma che ero convinto che lo fossero, ed è stata questa convinzione a determinare la mia scelta di vita: uccidere per non essere ucciso. 
Voglio riflettere su un punto: "è giusto che io  non ottenga un permesso per quello che sono stato 22 anni fa? Non conta nulla quello che è successo in questo periodo? Ditemi che sono pericoloso, non me lo dicono perché lo sanno, però vogliono che faccia il pentito, no! Non lo faccio, non faccio la spia”. 
       

Jana  Cardinale: Grassonelli  è in regime di carcere ostativo (art.4 bis) poiché non si è pentito anche se oggi è un uomo diverso che ha rinnegato il suo passato, ma non si pente perché non vuole barattare la sua vita con quella degli altri .
 “Questo tema – osserva il giornalista – è molto delicato e spinoso, dovete sapere che la conclusione di quella guerra di mafia portò delle stragi che scossero tutta l’ opinione pubblica: Falcone , Borsellino , la strage dei Georgofili a Firenze, di via Palestro a Milano, nel 93' quando cosa nostra metteva le bombe ovunque , perché voleva che venisse eliminato il 4 bis, una forma di condanna " fine pena mai".
Siamo l'unico paese al mondo ad avere l'ergastolo fine pena mai , vero, reale. Molti stanno portando avanti la battaglia per abolire l'ergastolo, primo fra tutti Umberto Veronesi, il quale sostiene che le cellule dell’uomo si rigenerano continuamente per cui fra 10 anni  non saremo più quelli che siamo ora, allora perché non mettere alla prova un Grassonelli o come lui quei detenuti che hanno avviato un percorso di recupero? Oggi lui è un uomo nuovo”.

Grassonelli non vuole chiamare in causa i suoi scagnozzi, perché non fa punire quelli che hanno ucciso insieme a lui?
“Per un senso di coscienza con se stesso, lui dice : " io avevo necessità di vendicare la mia famiglia e di uccidere chi mi voleva morto, per provare a sopravvivere; per farlo io ho sfruttato e scelto i killer con uno scambio di favori. Lui disse al giudice :" non ho nomi da farle perché non sono un mafioso, io ho ucciso per sopravvivenza, quindi non baratterò la mia libertà offrendo in pasto i nomi dei ragazzi che io ho voluto sfruttare ( questo 25 anni fa ).
Oggi lui sta valutando l'unica possibilità che ha per ottenere permessi, cioè il non avere nulla da offrire allo stato, poiché oggi i colpevoli sono stati tutti arrestati e si sono tutti pentiti.
Oggi Grassonelli crede nella giustizia e sta chiedendo la possibilità di accedere a un istituto giuridico che si chiama " collaborazione inesigibile", cioè accertato che ormai tutti i fatti sono stati acclarati e che non può dire niente che possa servire allo stato non gli si può più chiedere di pentirsi”.
A pag. 20 del libro si legge: “lo sapevo che era sbagliato ma non lo capivo”. C’è differenza tra sapere che una cosa è sbagliata e capire che una cosa è sbagliata, ci ha colpito il confronto tra i due verbi, sapere vuol dire conoscere, capire vuol dire essere consapevoli. Ci chiediamo quale sia la responsabilità di un ragazzo cresciuto in un ambiente difficile nel non riuscire a capire.

“la difficoltà di capire è riconducibile all’ignoranza, sapere significa io conosco ma non sono consapevole a causa dell’ignoranza”
Carmelo Sardo conclude il suo intervento evidenziando che Malerba è la rappresentazione emotiva, culturale ed etica della trasformazione di un figlio della nostra terra.




Realizzato dagli alunni classe terza B  dell’Istituto Alberghiero “Florio” Rondello Salvatore Francesco Rallo Antonino 

INCONTRO CON ALESSANDRO CHIOLO E TINA MONTINARO

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l’ I.P.S.E.O.A. di Erice si è svolto l’incontro con Alessandro Chiolo, autore del libro “Nome in codice Quarto Savona 15 km 100287 e oltre…”, un libro che racconta di un viaggio, quel viaggio, nel tratto di Capaci dell’autostrada A29 affrontato dal giudice Falcone e dalla propria scorta, vittime il 23 maggio 1992 di un attentato mafioso.
Una carica esplosiva di tritolo spazzò via le vite del giudice  Falcone, della moglie e dei ragazzi della QUARTO SAVONA 15 (nome in codice della scorta).
Sembra la fine di tutto, invece la storia di questo viaggio continua ancora oggi grazie a Tina Montinaro.
Il libro - racconta l’autore - nasce dall’esigenza della memoria, una memoria che sia costruttiva affinché si abbia consapevolezza di ciò che è stato.
Oggi - prosegue Chiolo - avete la possibilità di conoscere Antonio attraverso il racconto di Tina. Noi commemoriamo ogni anno la strage di Capaci, ma per chi è stato coinvolto personalmente il dolore è quotidiano.
Il chilometraggio che leggiamo sulla copertina del libro è quello rimasto nell’auto al momento dell’esplosione; Tina ha fondato l’associazione Quarto Savona 15 per non fermare quei chilometri.
Vogliamo dire ai ragazzi che si può scegliere, abbiamo sempre la possibilità di scegliere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Per entrare a far parte della scorta del giudice Falcone - ci dice Chiolo - bisognava essere presentati da qualcuno che ne faceva parte; dopo un periodo di osservazione (circa sei mesi) vi era il colloquio con Falcone il quale chiedeva:” Ma lei è veramente consapevole di quello che viene a fare?”.
L’autore ci parla della sua idea di antimafia che non è quella legata ai riflettori, non si deve fare antimafia ma si è antimafia e per esserlo bisogna passare dalla cultura e dalla scuola.
Interviene la Dirigente Pina Mandina: “Abbiamo vissuto un’epoca in cui la scuola si chiudeva dentro le discipline, oggi invece è e deve continuare ad essere una finestra aperta sul mondo”.

Testimonianza di Tina Montinaro
Antonio faceva parte della questura di Bergamo, si spostò a Palermo per lavoro durante il periodo del maxiprocesso, aveva 24 anni ed era bellissimo. Lui diceva apertamente di aver messo la sua vita a rischio per Falcone, non aveva un’indennità in più per il pericolo che correva, ma prendeva solo lo straordinario.
Avevano denunciato che il percorso in autostrada era altamente rischioso e per questo avevano chiesto l’elicottero, ma era stato negato perché ritenuto troppo costoso.
La rabbia che io provo non è cambiata rispetto a 23 anni fa, Antonio manca a me e ai miei figli nella quotidianità di ogni giorno. Io giro l’Italia e porto in giro la sua memoria, per me è sempre vivo.
Ho avuto la fortuna di stare cinque anni con un uomo che mi ha riempito la vita per altri 23 anni, ecco perché non mi va di dire: sono la vedova di Antonio.
Io faccio il compleanno il 22 maggio, all’inizio questa circostanza mi sembrava brutta poi ho capito che il 22 quando sono impegnata nell’organizzare la commemorazione dell’indomani, lui, nel giorno del mio compleanno, è con me.
Noi - continua Tina - abbiamo una grande responsabilità, finché non verrà fuori tutta la verità non ci sarà giustizia; chi si è seduto a patteggiare con quelle persone è mafioso tanto quanto. In questi anni ho dovuto mandar giù delle cose a forza.
Ricordiamo che lo stato siamo tutti noi, la cosa peggiore è fare numero su questa terra e vivere senza far niente per combattere l’illegalità in tutte le sue forme.
Antonio è una scelta che dura da 23 anni!
Quando leggevo la strage di Capaci e gli uomini della scorta mi dava fastidio, i miei figli sono i figli di Antonio Montinaro, non della scorta. Quando si ricorda Giovanni Falcone bisogna ricordare anche gli altri che erano con lui quel giorno.

INTERVENTI DEGLI ALUNNI
QUANDO E' ANDATA IN DETERMINATE SCUOLE DOVE C'ERANO FIGLI DI MALAVITOSI, COSA HA PROVATO?
Mi è capitato di incontrare figli di mafiosi, e certamente non gli ho stretto la mano per rispetto dei miei figli e  di mio marito. E' sbagliato colpevolizzare i figli, ma loro devono fare delle scelte e dimostrare di vivere nella legalità

HA MAI PENSATO DI ANDAR VIA DA PALERMO?
No, Rosaria Schifani ha deciso di farlo, io sono rimasta a Palermo perché penso che la mia presenza sia importante e finché avrò la possibilità di dare la mia testimonianza lo farò sempre

CHI LE HA DATO LA FORZA DI ANDARE AVANTI E COME HANNO AFFRONTATO I SUOI FIGLI QUESTI ANNI ?
Non è facile, ma avevo due bambini piccoli da crescere e ai quali volevo anche parlare del loro grande padre. Ho cercato per loro e per Antonio di essere forte. Comunque la rabbia ti dà la forza di andare avanti e di lottare per avere giustizia. I miei figli vedendo la mia forza mi sostengono, adesso che sono grandi in qualsiasi posto vanno sono orgogliosi di dire il loro cognome, mentre alcuni figli si devono vergognare di avere i padri vivi.

SECONDO LEI OGGI C’E’ QUALCUNO PER CUI VALE LA PENA MORIRE?
E’ difficile rispondere, sicuramente ci sono tanti magistrati che lavorano con dedizione

PENSA CHE OGGI CI SIA MENO MAFIA?
La mafia c'è, c'è il pizzo, c'è una cultura profondamente intrisa di mafiosità. Si cerca l’amico anche quando si va a comprare una lavatrice.
Solo voi potete fare la differenza, già nelle cabine elettorali, ricordate che chi vi fa delle promesse vi sta comprando.
E’ comodo dire:” Noi che ci possiamo fare?”. Ognuno deve dare il suo contributo.
A me piace dire sempre una frase:” camminare anche a piedi scalzi, ma in piedi, in ginocchio davanti a nessuno”

COME E' CAMBIATA LEI?
Oggi io ho fatto 28 anni di matrimonio, mio marito fisicamente non c'è più, ma per me è sempre presente.

SECONDO LEI CHI LOTTA PER LA GIUSTIZIA E' PROTETTO?
Le persone che si ribellano oggi sono molto poche, ma chi si ribella, per esempio, al pizzo dovrebbe essere più protetto.
La forza e la testimonianza di Tina Montinaro, ci fanno pensare a questi uomini dediti al proprio lavoro, disposti a sacrificare  le  proprie vite per proteggere uno dei più importanti magistrati, che da sempre si era opposto al fenomeno mafioso.
Combattere la mafia, “essere antimafia” è un impegno morale che deve avere come protagonisti tutti.
Anche se la paura in un primo momento ci potrebbe assalire, dobbiamo ricordarci della nostra terra, renderla libera nel ricordo di tutte le vittime, mandare avanti il contachilometri dell’auto della scorta di Falcone, come se non si fosse mai fermata, 100287km ed oltre…


REALIZZATO DA ANTONINO RALLO E VIZZINI MARIA DELLA 3^ B   DELL’ISTITUTO ALBERGHIERO DI ERICE

ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO – OPPORTUNITA’ PER STUDENTI ED IMPRENDITORI


20160302_095311-webIn cosa consiste l’alternanza Scuola-Lavoro?

“L’alternanza scuola-lavoro  mira a far conseguire agli studenti, attraverso percorsi individualizzati, delle conoscenze e competenze basate sull’integrazione fra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro, per cui si avranno, accanto a momenti formativi  in aula,  attività  formative pratiche, realizzati in collaborazione con le imprese del territorio. Per la prima volta gli studenti potranno applicare praticamente in azienda i contenuti teorici studiati a scuola.”

Quale è la configurazione giuridica dello studente che frequenta l’azienda?
“Lo studente che frequenta l’azienda “in alternanza” è sempre studente, viene equiparato ai lavoratori solo per quanto riguarda la materia della tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, per cui dovrà ricevere una adeguata formazione in materia di sicurezza sul lavoro, oltre che essere garantito contro gli infortuni sul lavoro.
La formazione generale in materia di sicurezza la forniscono le scuole, mentre la formazione sui rischi specifici aziendali la forniscono gli imprenditori.”

Chi progetta i percorsi di alternanza?
“I percorsi formativi, per dare i risultati sperati, devono essere condivisi  fra scuola e impresa. Il progetto di alternanza va progettato,  comunque, partendo dalla individuazione delle competenze necessarie ai giovani per un positivo inserimento nell’ambiente di lavoro. Scuola ed impresa dovranno, poi, individuare, congiuntamente, quali compiti saranno affidati allo studente in alternanza, per il migliore raggiungimento degli obiettivi prefissati.”

Come avverrà l’incontro fra Scuola e Impresa?
“Le linee  Guida MIUR prevedono che l’attività in azienda da parte degli studenti sia preceduta da periodi di preparazione degli stessi in aula. Saranno gli imprenditori ad andare nelle  scuole  per far conoscere l’impresa agli studenti. Ciò al fine di far incontrare il mondo della scuola con il mondo dell’impresa.
In una prima fase (III° anno del corso di studio) gli studenti, per il tramite degli imprenditori, conosceranno il tessuto economico locale, le attività prevalenti nel territorio,   il funzionamento, la gestione dell’impresa, i ruoli e le gerarchie nel contesto aziendale.
Ma lo studente dovrà anche comprendere il  ruolo che svolgerà durante il periodo di frequenza in azienda. Dovrà pertanto conoscere i propri obblighi  ed i propri diritti; in altri termini dovrà ricevere le corrette informazioni sulle norme comportamentali da seguire in azienda.”

La legge prevede anche  la figura del tutor (tutor scolastico e tutor aziendale) che segue lo studente.
“ Entrambi hanno un ruolo fondamentale nell’affiancamento dello studente in alternanza. Il tutor scolastico assiste e guida lo studente nel percorso formativo,  in particolare dovrà conoscere l’azienda e tenere continui contatti con il tutor aziendale. Il tutor aziendale, che può essere anche esterno all’azienda, segue le attività dello studente una volta arrivato in azienda, assegna ruoli e compiti in collaborazione con i tutor scolastici, supervisionando l’attività e valutando i risultati. Il tutor aziendale dovrà infine redigere un report finale sull’attività dello studente e sull’efficacia del percorso.”

L’alternanza si svolge durante l’anno scolastico?
“L’alternanza scuola-lavoro si può svolgere anche  oltre il periodo scolastico. Sono previste attività anche durante l’estate o in periodi di vacanze scolastiche,  al fine di includere nel progetto  sia le imprese a carattere stagionale, sia gli studenti interessati ad avvicinarsi a quella tipologia di imprese, ad esempio quelle operanti nel campo turistico ricettivo.”

In conclusione, l’alternanza scuola-lavoro a chi conviene?
“A tutti:  studenti,  imprenditori, ma soprattutto  direi al territorio. Gli imprenditori potranno trovare più agevolmente le figure professionali di cui hanno bisogno;  gli studenti, al termine di un percorso di alternanza, sapranno inserirsi in azienda  più facilmente avendo sviluppato competenze, soprattutto trasversali, che agevolano un rapido adattamento all’ambiente lavorativo. L’alternanza  scuola-lavoro, (frutto della collaborazione fra scuola e impresa ) quindi è utile sia  per formare il capitale umano del futuro, sia per favorire la formazione di studenti – cittadini,  capaci di contribuire ad una migliore crescita sociale ed economica del territorio.”

Terza L – Istituto Magistrale – Indirizzo Socio -Economico