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CULMONE (WWF) PARLA DEL FUTURO DELLE SALINE

saline14In occasione di un incontro con il Girolamo Culmone del WWF  tenutosi  presso l’ Istituto Alberghiero di Trapani al fine di  fornirci ulteriori informazioni  sul   WWF, descrivendoci la riserva naturale delle saline di trapani , ma soprattutto sensibilizzarci al rispetto dell’ ambiente.

WWF: il patto con il panda
Il WWF (WordWildLifeFound) fondato in svizzera nel 1961 è un’organizzazione internazionale non governativa ovvero un’associazione indipendente dallo stato e dalla sua politica che agisce senza scopo di lucro con l’ideale di creare  un armonioso  equilibrio tra l’uomo e la  natura, battendosi per:
Conservare la biodiversità del pianeta
Promuovere l’ uso di fonti d energia rinnovabiliavorire misure per la riduzione del tasso d’inquinamento e dello spreco di risorse
Preservare una determinata zona dall’egoismo umano istaurando il concetto di riserva naturale (ovvero una zona geograficamente delimitata protetta da particolari disposizioni e divieti).
Le riserve naturali si  classificano in:
Riserve naturali speciali (lago di Pergusa)
Riserve naturali genetiche (parco delle Madonie )
Riserve naturali integrali ( grotta dei puntali)
Riserve naturali orientate ( saline Trapanesi)

L’ oro bianco di Trapani
La riserva naturale delle saline di Trapani  si estende per 1000 ettari  di territorio, all’interno della riserva si esercita l’antica attività dell’estrazione del sale, essa è anche un’importante “zona umida”  (ambiente caratterizzato dalla compresenza  d’acqua e terreno) che offre riparo a numerose specie di volatili migratori. Le saline trapanesi sono gestite dal WWF e amministrate dal Dott. Girolamo Culmone fino ad agosto del 2015.

STORIA DELLE SALINE
Il raccoglimento del sale  risale all’epoca fenicia ma si possono avere notizie più certe durante l’epoca normanna in Sicilia da parte del geografo arabo 
Al-Idrīsī  che le menzionò ed elogiò; in seguito sotto il regno di Federico II di Svevia  diventeranno monopolio di stato, ma fu solo sotto la corona spagnola che la produzione di sale raggiunse il suo acme. Nel 1861 con l unità  d’ Italia  le saline non furono nazionalizzate , dopo la prima guerra mondiale  e con la concorrenza delle saline industrializzate di Cagliari cominciò il declino delle saline trapanesi, accentuato  successivamente dallo scoppio del 2° conflitto mondiale  e dalla concorrenza  straniera del salgemma, pertanto molte saline furono dismesse o abbandonate. Ma dopo l’ istituzione di riserva naturale delle saline  avvenuta con il decreto dell’ assessore del  territorio e ambiente della regione nel 11 maggio del 1995  e il suo affidamento al WWF si è assistito ad un nuovo rilancio dell’ attività produttiva e delle lavorazione del sale  da parte della SOSALT che ne è la principale produttrice.

CURIOSITÀ
Il sale marino è un prodotto che il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali nel 2011 ha riconosciuto come prodotto IGP(indicazione geografica protetta)
La riserva delle saline trapanesi è suddivisa in zona A e zona B (pre-riserva)
L’ambiente delle saline si è perfettamente integrato con la natura pur non essendo naturale, è un paesaggio geometrico e regolare studiato dall’ uomo che è riuscito ad adattare e a non distruggere.
La salina è pensabile come una macchina dal sistema complesso, ma azionato da elementi naturali.. sole … vento.
Ogni vasca ha un determinato nome :
-1° Fridda -2°Reticalda -3°Ruffiana -4° Caura
-5° Casedda.
Il Grado baumè (ovvero il grado di concentrazione di un sale disciolto in un liquido)é :
nella Prima vasca  4°gradi baumè fino ad arrivare alla quinta vasca dove riscontriamo 25 ° gradi baumè ovvero il punto di saturazione.

IL PROCESSO PRODUTTIVO DEL SALE
Prima dell’ estate vengono pulite le vasche ,si immette acqua di mare nella  prima e quando il curatolo(capo salina)  lo decide  , si sposta parte dell’ acqua  nella seconda vasca e via di seguito. In ogni vasca la profondità e la quantità d’ acqua si riducono , per favorire l’ evaporazione ,in questo modo  la concentrazione di sale aumenta fino a precipitare nella vasca salata chiamata “casella”. Con una pala ( adesso con i macchinari )
Viene  rotta la crosta di Sali formatasi , spessa circa 8cm ,ed il sale via via, accumulato va a formare le tipiche montagnette davanti alle vasche . Poi viene  coperto   dalle tegole per evitare la sporcizia e la pioggia . Quando deve essere venduto viene portato nel mulino di macina per schiacciarlo e renderlo sale medio o sale fino.

L’ impatto turistico delle saline.
La riserva delle saline oltre che rappresentare una grande risorsa economica per via dell’attività dell’ estrazione del sale,  è anche una delle mete più popolari  per i turisti di tutto il mondo che decidono di trascorrere parte delle loro vacanze a Trapani ; infatti le saline figurano al secondo posto nella categoria  “le migliori cose da vedere a Trapani”  sul celebre portale web Tripadvisor.


REALIZZATO DA  SALVATORE F. RONDELLO  TERZA B

INCONTRO CON LA COMUNITA’ SAMAN

20151126_124652INTRODUZIONE 
In un locale sequestrato alla criminalità organizzata, situato in via “Marconi”, si è tenuto un incontro con i vertici della comunità “Saman” i quali hanno illustrato come nacque la loro organizzazione e di cosa si occupa, ma soprattutto hanno cercato di sensibilizzare i presenti sui rischi che si corrono quando si cade  nel tunnel della dipendenza.
A questo dibattito hanno partecipato degli ex tossico dipendenti che con l’aiuto della Saman sono riusciti nel lungo cammino della   disintossicazione, una rappresentanza degli alunni dell’Istituto Alberghiero di Erice, la Dirigente Giuseppa Mandina, il Presidente di Saman Sicilia, Gianni di Malta, la vice-presidente Marzia Lombardo, l’agronomo Bartolo Giglio, la dottoressa Piacentino Simona, il sindaco Giacomo Tranchida e la squadra della  pallacanestro Trapani.

LA SAMAN 
La Saman è un’organizzazione laica, atta al recupero dei soggetti finiti nel circolo vizioso della dipendenza (da  gioco d’azzardo - droga - alcool); fu fondata nel 1981  da “Mauro Rostagno”(sociologo italiano, promotore anche del movimento politico “Lotta continua”); a soli 46 anni il 26/9/1988 fu vittima di un agguato  mafioso, venendo barbaramente ucciso poiché ritenuto scomodo dai capi mafia del territorio siciliano, per via delle sue idee in merito alla giustizia sociale. In seguito  alla sua morte subentra a dirigere la Saman Francesco Cardella , il quale ebbe l’unico scopo  di arricchirsi, attraverso varie truffe, tralasciando cosi  la vera matrice dell’organizzazione, infatti nel 1994 Cardella venne arrestato con l’ accusa di frode nei confronti della regione Sicilia. Successivamente nel 1995 ,la comunità ritrovò la forza per riprendersi dallo scandalo, la dirigenza venne affidata al dott. Luigi Cancrini. Grazie al nuovo  dirigente e a tutti i veri operatori la Saman oggi è una vera e propria realtà.

Incontro-dibattito
Nell’ illustrare la natura e le finalità dell’associazione Saman, Marzia Lombardo ha sottolineato le difficoltà (anche di natura burocratica) che quotidianamente gli operatori affrontano per portare avanti il loro compito.
La Saman ogni anno  recupera e cura più di 500 persone, crea oltre  160 posti di lavoro e ha realizzato 9 centri terapeutici  situati in varie regioni italiane.
Sono accolti anche soggetti in regime carcerario; in proposito particolarmente emozionante è stata la testimonianza di Carmelo, un ragazzo di Catania, detenuto presso il carcere di San Giuliano, che ha intrapreso un programma terapeutico e ha ottenuto dei permessi per andare a casa a trovare i suoi tre figli.
Altra toccante testimonianza è stata quella di Fina che nel raccontare la sua storia non è riuscita a trattenere le lacrime; le sono stati tolti i figli (affidati ad una casa famiglia) e adesso dopo due anni in comunità è pronta per il reinserimento in società.
La dottoressa Simona Piacentino ha spiegato che dopo un mese di osservazione inizia il percorso di recupero con lo scopo di riavvicinare il soggetto alla famiglia e di creare delle opportunità lavorative, ciò, tuttavia, non sempre è facile a causa dei pregiudizi diffusi tra la gente. Solitamente il periodo di permanenza in comunità non è mai inferiore ai 12 mesi. E’ stata inoltre evidenziata l’importanza di una RETE SOCIALE che vede coinvolti il SERT, e i vari enti del territorio nel promuovere percorsi di riabilitazione sociale.

L’olio di “casa nostra”
L’ultima parte dell’incontro ha visto la partecipazione della pallacanestro Trapani di cui la Saman è social sponsor. Alla fine di ogni partita i giocatori donano una bottiglietta di olio agli avversari per testimoniare il lavoro svolto nei terreni confiscati alla mafia e gestiti dalla Saman. Interessante al riguardo l’intervento del consulente agricolo Bartolo Giglio (da tre anni collabora con la comunità), il quale rileva il valore di un prodotto ottenuto da un luogo che prima era in mani mafiose.
Marzia Lombardo ha inoltre comunicato che è imminente l’apertura di un’osteria sociale (grazie ad un bando che la Saman ha vinto) dove lavoreranno soggetti svantaggiati.
Infine l’intervento del sindaco G. Tranchida ha rimarcato l’importante lavoro svolto dalla struttura di via Marconi (ex gioielleria), rimasta chiusa per tanto tempo e ora luogo di recupero sociale.

CONSIDERAZIONE PERSONALE 
Vorrei esprimere un mio personale pensiero in merito a questa interessante e formativa  esperienza vissuta , grazie alla quale ho avuto  modo di poter guardare negli occhi i ragazzi ex-tossico dipendenti, in essi ho visto tanto dolore, sofferenza e il segno indelebile lasciato dalla droga ,che più che deturparli nel fisico penso li abbia marchiati nell’ animo . Ciò mi ha insegnato molto , credo che mai nessun giovane per alcun motivo debba trovare rifugio nella droga e  mai perdere la forza di lottare per tornare alla vita. Ringrazio i ragazzi per aver condiviso le loro testimonianze e il lavoro svolto dagli operatori della Saman.

Realizzato da : Rondello Salvatore, classe terza B dell’Istituto Alberghiero

INCONTRO CON L’AUTORE CARMELO SARDO

img_5901Nell’ambito del progetto promosso da MIUR “Libriamoci” l’Istituto Alberghiero di Erice ha organizzato  l’incontro con il giornalista Carmelo Sardo, autore insieme a Giuseppe Grassonelli del libro “Malerba”. Hanno partecipato la Dirigente Giuseppa Mandina, l’organizzatrice Jana Cardinale, il regista Massimo Pastore, i docenti di lettere e i ragazzi delle quinte classi.

MALERBA (ERBA CATTIVA): STORIA DI UN RISCATTO 

Malerba è un libro, pubblicato nel 2014, che racconta la storia  di Giuseppe Grassonelli, chiamato da  tutti gli altri abitanti del suo paese “Malerba”; egli da ragazzo venne mandato in Germania per allontanarsi dall’ambiente malavitoso siciliano, ad Amburgo cadde nel circolo vizioso della lussuria frequentando locali notturni e casinò, dove, essendo abilissimo con le carte  da gioco, si arricchì molto in fretta. Dopo il servizio militare tornò al suo paese natale per un saluto alla famiglia; il giorno prima di ripartire per la Germania accade ciò che farà scaturire l’odio e la rabbia nel cuore di quest’ uomo, ovvero l’ uccisione del nonno, dello zio e di un cugino per mano dei sicari di cosa nostra (per via di un regolamento di conti); ciò sarà l’ inizio di una serie di omicidi per vendicare i suoi familiari, fughe e sofferenze, che si concluderanno con la morte di tanti uomini mafiosi e l’ arresto nel novembre del 1992. Tutto ciò non è la trama di un film americano ma è la storia di un uomo che dopo aver commesso una lunga serie di omicidi sta pagando per i crimini commessi. Ma è soprattutto la storia di un ritorno alla legalità e di come il cancro della mafia abbia lasciato un’ indelebile sofferenza.

APPROFONDIMENTI :
in carcere Grassonelli non ha mai collaborato con la giustizia e per questo è stato condannato all’ ergastolo ostativo (art. 4 bis, non potrà mai beneficiare di alcun permesso).
Quando egli entrò in carcere era semianalfabeta, oggi  si è laureato in lettere e filosofia  all’ università “Federico II”  di Napoli con “110 e Lode”

 

PREMESSA
Per comprendere la storia di Grassonelli occorre avere presente il contesto siciliano intorno al 1985-1986 quando - racconta Carmelo Sardo - in Sicilia scoppia una furiosa guerra di mafia per il controllo del territorio perché uno schieramento di persone non si accontentava più di fare gli affari della vecchia mafia ma voleva andare oltre.
I corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano quando sono calati a Palermo nel 1983 hanno spodestato i vecchi capi; questo è lo scenario siciliano di quegli anni, la guerra da Palermo si estende anche nelle altre province. Io – continua l’autore del libro –  a quel tempo raccontavo questo, andavo dovunque si sparava e si ammazzava. A un certo punto comincio a raccontare una serie di omicidi della provincia di Agrigento dove lavoravo in una televisione privata. Come potevo immaginare che uno dei più spietati killer, un ragazzo di vent’anni che si era messo in testa di annientare tutti i capi di cosa nostra, uccideva e poi scappava a casa a guardare il telegiornale per ascoltare il servizio dell’omicidio che avevo appena fatto. Perché? Per documentarsi, si informava per sapere in che direzione si concentravano le indagini; 25 anni dopo quando mi ha mandato a chiamare in carcere mi ha confessato che io ero il suo agente segreto.
Veniamo – continua Sardo – al protagonista di Malerba: si chiama Giuseppe Grassonelli, è nato a Portoempedocle e non è mai stato un mafioso. Succede che un giorno cosa nostra gli stermina la famiglia perché nell’ambito di quella lotta tra la vecchia e la nuova mafia, Giuseppe ha avuto la sfortuna di avere uno zio che non voleva sottostare a nessuna regola mafiosa e voleva agire per conto suo nella sua illegalità. A un certo punto tutto fa presupporre (non ci sono prove) che questo zio abbia ucciso il capomafia di Portoempedocle che aveva tentato per tre volte di ammazzarlo. Cosa nostra allora organizza una strage micidiale, il 21 settembre 1986 due commandi sparano all’impazzata contro un gruppo di persone sedute in un bar, sei muoiono, altre tra le quali lo stesso Grassonelli restano ferite. Vengono uccisi il nonno, lo zio e un cugino.

DOMANDE POSTE DURANTE IL DIBATTITO A CARMELO SARDO:
Jana Cardinale: perché Grassonelli ha detto: “io credevo che lo stato e la mafia fossero la stessa cosa?”
“Quando successero questi fatti, Grassonelli era un ignorante semianalfabeta - come riconosce lui stesso - viveva da 5 anni in Germania e non conosceva la storia dello zio.
Con quello che dico, non voglio giustificare o assolvere i comportamenti di Grassonelli, ma contestualizzare ciò che gli è accaduto, forse se non avesse assistito alla strage dei suoi   familiare avrebbe avuto un' altra vita.
Ad un certo punto lui decise di reagire, si aspettava che i colpevoli fossero arrestati e invece vennero arrestati i Grassonelli superstiti, ma come? Anzichè prendere gli assassini, arrestano i miei parenti superstiti, allora è vero che stato e mafia sono la stessa cosa.
Da li comincia la sua prima scelta sbagliata e dolorosa, comincia la sua reazione di vendetta, pensando che se fosse andato dai carabinieri lo avrebbero arrestato, se fosse rimasto libero lo avrebbero ammazzato”.
Carmelo Sardo continua il suo racconto: “a 25 anni Grassonelli è stato portato all'Asinara, i giudici volevano che si pentisse ma lui non l'ha voluto fare.
Da 24 anni è in carcere, senza essere mai uscito, neanche un minuto, perché è un ergastolano ostativo. Se quando è stato arrestato avesse fatto tutti i  nomi dei ragazzi che con lui hanno compiuto la carneficina, adesso sarebbe libero”.

TESTIMONIANZA DI GRASSONELLI (dopo 22 anni di carcere) TRATTA DAL DOCUMENTARIO MALERBA
"Io ho sbagliato ed è giusto che paghi, nessuna spiegazione potrebbe mai giustificare cosi tanta violenza, il dovere civico impone di rivolgersi alle istituzioni, ma io pensavo che lo stato e la mafia fossero la stessa cosa. Attenzione, non voglio essere frainteso , non dico che sono la stessa cosa, ma che ero convinto che lo fossero, ed è stata questa convinzione a determinare la mia scelta di vita: uccidere per non essere ucciso. 
Voglio riflettere su un punto: "è giusto che io  non ottenga un permesso per quello che sono stato 22 anni fa? Non conta nulla quello che è successo in questo periodo? Ditemi che sono pericoloso, non me lo dicono perché lo sanno, però vogliono che faccia il pentito, no! Non lo faccio, non faccio la spia”. 
       

Jana  Cardinale: Grassonelli  è in regime di carcere ostativo (art.4 bis) poiché non si è pentito anche se oggi è un uomo diverso che ha rinnegato il suo passato, ma non si pente perché non vuole barattare la sua vita con quella degli altri .
 “Questo tema – osserva il giornalista – è molto delicato e spinoso, dovete sapere che la conclusione di quella guerra di mafia portò delle stragi che scossero tutta l’ opinione pubblica: Falcone , Borsellino , la strage dei Georgofili a Firenze, di via Palestro a Milano, nel 93' quando cosa nostra metteva le bombe ovunque , perché voleva che venisse eliminato il 4 bis, una forma di condanna " fine pena mai".
Siamo l'unico paese al mondo ad avere l'ergastolo fine pena mai , vero, reale. Molti stanno portando avanti la battaglia per abolire l'ergastolo, primo fra tutti Umberto Veronesi, il quale sostiene che le cellule dell’uomo si rigenerano continuamente per cui fra 10 anni  non saremo più quelli che siamo ora, allora perché non mettere alla prova un Grassonelli o come lui quei detenuti che hanno avviato un percorso di recupero? Oggi lui è un uomo nuovo”.

Grassonelli non vuole chiamare in causa i suoi scagnozzi, perché non fa punire quelli che hanno ucciso insieme a lui?
“Per un senso di coscienza con se stesso, lui dice : " io avevo necessità di vendicare la mia famiglia e di uccidere chi mi voleva morto, per provare a sopravvivere; per farlo io ho sfruttato e scelto i killer con uno scambio di favori. Lui disse al giudice :" non ho nomi da farle perché non sono un mafioso, io ho ucciso per sopravvivenza, quindi non baratterò la mia libertà offrendo in pasto i nomi dei ragazzi che io ho voluto sfruttare ( questo 25 anni fa ).
Oggi lui sta valutando l'unica possibilità che ha per ottenere permessi, cioè il non avere nulla da offrire allo stato, poiché oggi i colpevoli sono stati tutti arrestati e si sono tutti pentiti.
Oggi Grassonelli crede nella giustizia e sta chiedendo la possibilità di accedere a un istituto giuridico che si chiama " collaborazione inesigibile", cioè accertato che ormai tutti i fatti sono stati acclarati e che non può dire niente che possa servire allo stato non gli si può più chiedere di pentirsi”.
A pag. 20 del libro si legge: “lo sapevo che era sbagliato ma non lo capivo”. C’è differenza tra sapere che una cosa è sbagliata e capire che una cosa è sbagliata, ci ha colpito il confronto tra i due verbi, sapere vuol dire conoscere, capire vuol dire essere consapevoli. Ci chiediamo quale sia la responsabilità di un ragazzo cresciuto in un ambiente difficile nel non riuscire a capire.

“la difficoltà di capire è riconducibile all’ignoranza, sapere significa io conosco ma non sono consapevole a causa dell’ignoranza”
Carmelo Sardo conclude il suo intervento evidenziando che Malerba è la rappresentazione emotiva, culturale ed etica della trasformazione di un figlio della nostra terra.




Realizzato dagli alunni classe terza B  dell’Istituto Alberghiero “Florio” Rondello Salvatore Francesco Rallo Antonino 

INCONTRO CON ALESSANDRO CHIOLO E TINA MONTINARO

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l’ I.P.S.E.O.A. di Erice si è svolto l’incontro con Alessandro Chiolo, autore del libro “Nome in codice Quarto Savona 15 km 100287 e oltre…”, un libro che racconta di un viaggio, quel viaggio, nel tratto di Capaci dell’autostrada A29 affrontato dal giudice Falcone e dalla propria scorta, vittime il 23 maggio 1992 di un attentato mafioso.
Una carica esplosiva di tritolo spazzò via le vite del giudice  Falcone, della moglie e dei ragazzi della QUARTO SAVONA 15 (nome in codice della scorta).
Sembra la fine di tutto, invece la storia di questo viaggio continua ancora oggi grazie a Tina Montinaro.
Il libro - racconta l’autore - nasce dall’esigenza della memoria, una memoria che sia costruttiva affinché si abbia consapevolezza di ciò che è stato.
Oggi - prosegue Chiolo - avete la possibilità di conoscere Antonio attraverso il racconto di Tina. Noi commemoriamo ogni anno la strage di Capaci, ma per chi è stato coinvolto personalmente il dolore è quotidiano.
Il chilometraggio che leggiamo sulla copertina del libro è quello rimasto nell’auto al momento dell’esplosione; Tina ha fondato l’associazione Quarto Savona 15 per non fermare quei chilometri.
Vogliamo dire ai ragazzi che si può scegliere, abbiamo sempre la possibilità di scegliere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Per entrare a far parte della scorta del giudice Falcone - ci dice Chiolo - bisognava essere presentati da qualcuno che ne faceva parte; dopo un periodo di osservazione (circa sei mesi) vi era il colloquio con Falcone il quale chiedeva:” Ma lei è veramente consapevole di quello che viene a fare?”.
L’autore ci parla della sua idea di antimafia che non è quella legata ai riflettori, non si deve fare antimafia ma si è antimafia e per esserlo bisogna passare dalla cultura e dalla scuola.
Interviene la Dirigente Pina Mandina: “Abbiamo vissuto un’epoca in cui la scuola si chiudeva dentro le discipline, oggi invece è e deve continuare ad essere una finestra aperta sul mondo”.

Testimonianza di Tina Montinaro
Antonio faceva parte della questura di Bergamo, si spostò a Palermo per lavoro durante il periodo del maxiprocesso, aveva 24 anni ed era bellissimo. Lui diceva apertamente di aver messo la sua vita a rischio per Falcone, non aveva un’indennità in più per il pericolo che correva, ma prendeva solo lo straordinario.
Avevano denunciato che il percorso in autostrada era altamente rischioso e per questo avevano chiesto l’elicottero, ma era stato negato perché ritenuto troppo costoso.
La rabbia che io provo non è cambiata rispetto a 23 anni fa, Antonio manca a me e ai miei figli nella quotidianità di ogni giorno. Io giro l’Italia e porto in giro la sua memoria, per me è sempre vivo.
Ho avuto la fortuna di stare cinque anni con un uomo che mi ha riempito la vita per altri 23 anni, ecco perché non mi va di dire: sono la vedova di Antonio.
Io faccio il compleanno il 22 maggio, all’inizio questa circostanza mi sembrava brutta poi ho capito che il 22 quando sono impegnata nell’organizzare la commemorazione dell’indomani, lui, nel giorno del mio compleanno, è con me.
Noi - continua Tina - abbiamo una grande responsabilità, finché non verrà fuori tutta la verità non ci sarà giustizia; chi si è seduto a patteggiare con quelle persone è mafioso tanto quanto. In questi anni ho dovuto mandar giù delle cose a forza.
Ricordiamo che lo stato siamo tutti noi, la cosa peggiore è fare numero su questa terra e vivere senza far niente per combattere l’illegalità in tutte le sue forme.
Antonio è una scelta che dura da 23 anni!
Quando leggevo la strage di Capaci e gli uomini della scorta mi dava fastidio, i miei figli sono i figli di Antonio Montinaro, non della scorta. Quando si ricorda Giovanni Falcone bisogna ricordare anche gli altri che erano con lui quel giorno.

INTERVENTI DEGLI ALUNNI
QUANDO E' ANDATA IN DETERMINATE SCUOLE DOVE C'ERANO FIGLI DI MALAVITOSI, COSA HA PROVATO?
Mi è capitato di incontrare figli di mafiosi, e certamente non gli ho stretto la mano per rispetto dei miei figli e  di mio marito. E' sbagliato colpevolizzare i figli, ma loro devono fare delle scelte e dimostrare di vivere nella legalità

HA MAI PENSATO DI ANDAR VIA DA PALERMO?
No, Rosaria Schifani ha deciso di farlo, io sono rimasta a Palermo perché penso che la mia presenza sia importante e finché avrò la possibilità di dare la mia testimonianza lo farò sempre

CHI LE HA DATO LA FORZA DI ANDARE AVANTI E COME HANNO AFFRONTATO I SUOI FIGLI QUESTI ANNI ?
Non è facile, ma avevo due bambini piccoli da crescere e ai quali volevo anche parlare del loro grande padre. Ho cercato per loro e per Antonio di essere forte. Comunque la rabbia ti dà la forza di andare avanti e di lottare per avere giustizia. I miei figli vedendo la mia forza mi sostengono, adesso che sono grandi in qualsiasi posto vanno sono orgogliosi di dire il loro cognome, mentre alcuni figli si devono vergognare di avere i padri vivi.

SECONDO LEI OGGI C’E’ QUALCUNO PER CUI VALE LA PENA MORIRE?
E’ difficile rispondere, sicuramente ci sono tanti magistrati che lavorano con dedizione

PENSA CHE OGGI CI SIA MENO MAFIA?
La mafia c'è, c'è il pizzo, c'è una cultura profondamente intrisa di mafiosità. Si cerca l’amico anche quando si va a comprare una lavatrice.
Solo voi potete fare la differenza, già nelle cabine elettorali, ricordate che chi vi fa delle promesse vi sta comprando.
E’ comodo dire:” Noi che ci possiamo fare?”. Ognuno deve dare il suo contributo.
A me piace dire sempre una frase:” camminare anche a piedi scalzi, ma in piedi, in ginocchio davanti a nessuno”

COME E' CAMBIATA LEI?
Oggi io ho fatto 28 anni di matrimonio, mio marito fisicamente non c'è più, ma per me è sempre presente.

SECONDO LEI CHI LOTTA PER LA GIUSTIZIA E' PROTETTO?
Le persone che si ribellano oggi sono molto poche, ma chi si ribella, per esempio, al pizzo dovrebbe essere più protetto.
La forza e la testimonianza di Tina Montinaro, ci fanno pensare a questi uomini dediti al proprio lavoro, disposti a sacrificare  le  proprie vite per proteggere uno dei più importanti magistrati, che da sempre si era opposto al fenomeno mafioso.
Combattere la mafia, “essere antimafia” è un impegno morale che deve avere come protagonisti tutti.
Anche se la paura in un primo momento ci potrebbe assalire, dobbiamo ricordarci della nostra terra, renderla libera nel ricordo di tutte le vittime, mandare avanti il contachilometri dell’auto della scorta di Falcone, come se non si fosse mai fermata, 100287km ed oltre…


REALIZZATO DA ANTONINO RALLO E VIZZINI MARIA DELLA 3^ B   DELL’ISTITUTO ALBERGHIERO DI ERICE

ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO – OPPORTUNITA’ PER STUDENTI ED IMPRENDITORI


20160302_095311-webIn cosa consiste l’alternanza Scuola-Lavoro?

“L’alternanza scuola-lavoro  mira a far conseguire agli studenti, attraverso percorsi individualizzati, delle conoscenze e competenze basate sull’integrazione fra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro, per cui si avranno, accanto a momenti formativi  in aula,  attività  formative pratiche, realizzati in collaborazione con le imprese del territorio. Per la prima volta gli studenti potranno applicare praticamente in azienda i contenuti teorici studiati a scuola.”

Quale è la configurazione giuridica dello studente che frequenta l’azienda?
“Lo studente che frequenta l’azienda “in alternanza” è sempre studente, viene equiparato ai lavoratori solo per quanto riguarda la materia della tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, per cui dovrà ricevere una adeguata formazione in materia di sicurezza sul lavoro, oltre che essere garantito contro gli infortuni sul lavoro.
La formazione generale in materia di sicurezza la forniscono le scuole, mentre la formazione sui rischi specifici aziendali la forniscono gli imprenditori.”

Chi progetta i percorsi di alternanza?
“I percorsi formativi, per dare i risultati sperati, devono essere condivisi  fra scuola e impresa. Il progetto di alternanza va progettato,  comunque, partendo dalla individuazione delle competenze necessarie ai giovani per un positivo inserimento nell’ambiente di lavoro. Scuola ed impresa dovranno, poi, individuare, congiuntamente, quali compiti saranno affidati allo studente in alternanza, per il migliore raggiungimento degli obiettivi prefissati.”

Come avverrà l’incontro fra Scuola e Impresa?
“Le linee  Guida MIUR prevedono che l’attività in azienda da parte degli studenti sia preceduta da periodi di preparazione degli stessi in aula. Saranno gli imprenditori ad andare nelle  scuole  per far conoscere l’impresa agli studenti. Ciò al fine di far incontrare il mondo della scuola con il mondo dell’impresa.
In una prima fase (III° anno del corso di studio) gli studenti, per il tramite degli imprenditori, conosceranno il tessuto economico locale, le attività prevalenti nel territorio,   il funzionamento, la gestione dell’impresa, i ruoli e le gerarchie nel contesto aziendale.
Ma lo studente dovrà anche comprendere il  ruolo che svolgerà durante il periodo di frequenza in azienda. Dovrà pertanto conoscere i propri obblighi  ed i propri diritti; in altri termini dovrà ricevere le corrette informazioni sulle norme comportamentali da seguire in azienda.”

La legge prevede anche  la figura del tutor (tutor scolastico e tutor aziendale) che segue lo studente.
“ Entrambi hanno un ruolo fondamentale nell’affiancamento dello studente in alternanza. Il tutor scolastico assiste e guida lo studente nel percorso formativo,  in particolare dovrà conoscere l’azienda e tenere continui contatti con il tutor aziendale. Il tutor aziendale, che può essere anche esterno all’azienda, segue le attività dello studente una volta arrivato in azienda, assegna ruoli e compiti in collaborazione con i tutor scolastici, supervisionando l’attività e valutando i risultati. Il tutor aziendale dovrà infine redigere un report finale sull’attività dello studente e sull’efficacia del percorso.”

L’alternanza si svolge durante l’anno scolastico?
“L’alternanza scuola-lavoro si può svolgere anche  oltre il periodo scolastico. Sono previste attività anche durante l’estate o in periodi di vacanze scolastiche,  al fine di includere nel progetto  sia le imprese a carattere stagionale, sia gli studenti interessati ad avvicinarsi a quella tipologia di imprese, ad esempio quelle operanti nel campo turistico ricettivo.”

In conclusione, l’alternanza scuola-lavoro a chi conviene?
“A tutti:  studenti,  imprenditori, ma soprattutto  direi al territorio. Gli imprenditori potranno trovare più agevolmente le figure professionali di cui hanno bisogno;  gli studenti, al termine di un percorso di alternanza, sapranno inserirsi in azienda  più facilmente avendo sviluppato competenze, soprattutto trasversali, che agevolano un rapido adattamento all’ambiente lavorativo. L’alternanza  scuola-lavoro, (frutto della collaborazione fra scuola e impresa ) quindi è utile sia  per formare il capitale umano del futuro, sia per favorire la formazione di studenti – cittadini,  capaci di contribuire ad una migliore crescita sociale ed economica del territorio.”

Terza L – Istituto Magistrale – Indirizzo Socio -Economico

 

AEROPORTO BIRGI, QUALE FUTURO?

Sviluppo e infrastrutture nella provincia di Trapani. Facciamo il punto sulla situazione dell’aeroporto di Trapani-Birgi (e proviamo a disegnare i possibili scenari)

Può l’economia di una Provincia dipendere dalle sorti dell’unica infrastruttura aeroportuale del territorio e dalle scelte politiche ed economiche che si sviluppano attorno a questa?

La provincia di Trapani, come si è detto tante volte, è un territorio con una grande vocazione turistica. Il viaggiatore rimane incantato dalla bellezza dei luoghi e dei paesaggi, stupito dai nostri centri cittadini ricchi di monumenti, affascinato dalla storia e dalla cultura, catturato dai nostri cibi. Eppure tutto questo non basta a mettere le ali al comparto turistico, settore che potrebbe trascinare in alto la nostra economia.

Certo negli anni qualcosa è cambiato rispetto al passato. Probabilmente la nostra città ha subito una forte scossa quando nel 2007  si sono svolti a Trapani gli Acts n° 7 e 8 della Louis Vuitton Cup, evento velistico internazionale che ha portato la citta alla ribalta attraverso i canali sportivi della Rai e ha dato modo a moltissimi telespettatori di conoscere le bellezze del nostro territorio. Quello è stato il momento in cui, grazie ai fondi europei giunti nelle casse degli Enti locali, si è investito tanto sulla città, cominciando a  ristrutturare la zona del porto e a restaurare alcuni dei palazzi e dei monumenti più importanti del centro cittadino. Quello è stato il momento in cui si è compreso che la Provincia di Trapani aveva molto da offrire ai tanti turisti giunti nella nostra città e che forse bisognava investire in modo continuo sulle infrastrutture presenti, in modo da aumentare la presenza turistica nel territorio e sviluppare, finalmente, un settore così strategico per la nostra zona.

Anche l’Aeroporto di Trapani-Birgi, fino a quel momento troppo poco sfruttato, è stato finalmente considerato snodo fondamentale per lo sviluppo, e  grazie alla presenza di diversi compagnie come Ryanair, Airone e Meridiana, ha cominciato a funzionare in modo più continuo. La presenza dei vari vettori ha fatto aumentare in breve tempo la presenza turistica in provincia (come si può vedere dalla tabella riassuntiva del Rapporto sul Turismo nella Provincia di Trapani 2012/13) e tutto il comparto ne ha tratto grandi benefici, spingendo gli operatori locali a investire anche in nuove strutture. Successivamente, dei tre vettori presenti, solo Ryanair ha scommesso sullo sviluppo di questa zona della Sicilia occidentale rimanendo a Trapani, ma pretendendo negli anni il pagamento di alcune somme da parte della Provincia per mantenere i prezzi dei biglietti più bassi e quindi più competitivi. Questo in realtà ha consentito un aumento delle presenze turistiche nella nostra Provincia, tanto che come dimostrano i dati pubblicati dall’Airgest, società di gestione dell’Aeroporto, dal 2007 ad oggi il trend degli arrivi e delle partenze è stato sempre positivo (+100,55% nel 2009, +7% nel 2012, +17,86% nel 2013, ecc.) nonostante la crisi economica in atto, e solo nel 2014 si è verificata una grave flessione. Senza dubbio l’intero settore turistico ha ricevuto da questa collaborazione una grande spinta in avanti, come dimostrano i dati pubblicati dalla Provincia Regionale di Trapani nel “Rapporto sul Turismo 2012/13”. Paesi come S. Vito Lo Capo sono riusciti, negli anni, a mantenere alto l’afflusso turistico riuscendo anche a prolungare la permanenza media delle presenze, che di solito è stagionale. Ma anche tutti gli altri comuni della provincia, come Erice, Valderice, Alcamo, Castellammare del Golfo, Calatafimi-Segesta, ecc. hanno tratto benefici del buon funzionamento dell’Aeroporto.

Trapani, in particolare, si è trasformata lentamente, ha riscoperto il suo bellissimo centro storico e lo ha trasformato in un salotto ricco di nuovi locali. Ha valorizzato i suoi monumenti e i suoi palazzi antichi, ha migliorato l’offerta turistica aumentando i posti letto disponibili, anche se molto ancora rimane da fare e la lentezza con cui alcuni cambiamenti avvengono è veramente snervante.

Oggi però l’accordo tra Ryanair e la nostra provincia sembra essersi rotto e la compagnia minaccia di lasciare il nostro Aeroporto per puntare su Palermo e Comiso. Ritorna quindi la domanda iniziale: “ è possibile che un intero territorio e il suo sviluppo economico dipendano unicamente dagli accordi interni che si prendono nelle stanze dei palazzi della politica? E’ possibile che il destino di un’intera provincia e dei suoi abitanti dipendano dalla presenza di un solo vettore?

Studenti Istituto Alberghiero - Erice

Intervista allo Studente Universitario PAOLO PETRALIA CAMASSA

2013-08-14 19.04.06-“Radio Statale” è il nome della web radio dell’ Università degli studi di Milano, sorta nel 2014 su iniziativa di un gruppo di studenti. Il principale obbiettivo è quello di collegare l’ Accademia con la città di Milano e non solo, potendo una radio online essere ascoltata ovunque tramite una semplice connessione.
All’ interno del palinsesto sono presenti programmi di natura eterogenea. Programmi musicali, scientifici, sportivi e di attualità fanno di “Radio Statale” una web radio completa e aperta ad ogni categoria di ascoltatore. Il sito di riferimento è “www.radiostatale.it” dove basta cliccare sul  tasto Play per poter ascoltare il programma in onda in quel momento.
Personalmente non ho preso direttamente parte alla creazione e formazione di “Radio Statale”, avendo proposto un programma di cronaca politica e giudiziaria chiamato “Legality” da inserire all’ interno del palinsesto della neonata web radio.
Faccio parte di un’associazione universitaria sorta, invece , nel 2009, “L’alligatore”. Questa formazione studentesca nasce dalla’ esigenza di scrivere e discutere dell’ attualità che ci circonda utilizzando gli strumenti giuridici che studiamo in Università.
Nell’ Università italiana ci si forma sui libri, si studiano manuali e si ricevono lezioni quasi sempre frontali. Accade poi che un giorno, concluso il corso di Laurea, ci si ritrovi spaesati di fronte ad un mono che parla una lingua diversa da quella ascoltata fino al giorno prima dentro le aule.
Il progetto “L’Alligatore” non vuole muovere una critica al sistema didattico universitario italiano, anzi, crediamo che una formazione teorica sia imprescindibile per ogni educazione che si rispetti, proprio affinché si formino dei giuristi piuttosto che dei meri pratici del diritto senza una visione d’ insieme e di critica riformista.
Il nostro progetto si muove su quattro direzioni che intendiamo sviluppare in modo differente:
-il sito (“www.lalligatore.it”): intendiamo portare avanti un’idea dinamica di portale dedicato all’ analisi critica dell’ attualità giuridica.
-La rivista cartacea: con la pubblicazione di quattro numeri tematici durante l’anno accademico intendiamo seguire un percorso che ci permetta di pubblicare articoli completi e raggiungere il fine che l’ iniziativa si propone.
-Le conferenze: l’ idea del ciclo di conferenze nasce da un’esigenza percepita dall’ intera redazione de “L’Alligatore”  e da diversi studenti della facoltà di giurisprudenza, per studiare in profondità il fenomeno criminale organizzato da un punto di vista scientifico.
-Il programma radiofonico (“Legality”): sulla’ onda delle tematiche affrontate dalla Rivista, abbiamo sentito l’ esigenza di elaborare, attraverso un diverso formato, le questioni che attengono alla realtà politica, e non solo giuridica, del Paese. il programma va in onda tutti i martedì alle h 16:00 in diretta su www.radiostatale.it

Quali sono gli obbiettivi futuri?
-Per quanto riguarda il portale di “Radio Statale”, la web radio proverà a incrementare l’ ascolto proponendo col tempo un palinsesto sempre più vario e completo. La presenza del canale radiofonico online dà la possibilità di espandersi anche oltre i confini milanesi.
“Legality”, programma radiofonico de “L’Alligatore”, inserito all’ interno del palinsesto di “Radio Statale”, si pone invece come obbiettivo quello di poter creare, all’ interno della facoltà, una finestra di discussione su tematiche quali la politica internazionale e locale. Lo spazio concessoci dalla radio dell’ Università statale di Milano risulta essere un ottimo canale di confronto per gli studenti. Come obiettivo futuro, ci si augura che il programma, in virtù del suo contenuto e della gestione prettamente giovanile, possa fungere da stimolo e spronare ampie fasce di studenti alla partecipazione ad attività radiofoniche come questa o anche di diversa natura.

Potrebbero nascere delle succursali della radio in altre parti d’ Italia?
-“Radio Statale” nasce nel contesto universitario milanese, in particolare all’ interno dell’ Università statale di Milano. Il termine succursale, a mio avviso, deve essere inteso in chiave moderna.
Il web, come già ripetuto più volte, consente l’ uso di fonti giornalistiche e di testimonianze di esperti che possono provenire da tutto il mondo. Oggi, quindi, si potrebbe parlare di più succursali virtuali, potrebbe crearsi una rete tra università pubbliche di tutto il Paese, consentendo uno scambio di informazioni e di opinioni vario e più consistente.
In tutta Italia sono moltissimi gli studenti, universitari e non, ricchi di conoscenze, di proposte innovative, pronti a comunicare lo propria opinione, a cui, spesso, non è data la possibilità di farlo. I mezzi economici messi a disposizione per la ricerca e per la scuola pubblica sono poco sufficienti per poter dare inizio a canali di informazione creati e gestiti da giovani studenti. Le amministrazioni universitarie sono piene di ostacoli, al punto da demotivare coloro i quali potrebbero dare un serio contributo intellettuale al proprio territorio.
Trapani, in un diverso periodo storico, ha visto nascere RTC “Radio Trapani Centrale”,esattamente il 25 Aprile del 1976, perfettamente in linea con quanto detto, dotata di un palinsesto ricco e multiforme.
Quello che mi auguro non è la diffusione di “Radio Statale” in altre parti d’ Italia, ma che questa web radio sia esempio e stimolo, per altri ragazzi appartenenti a territori e realtà diverse, ad intraprendere un percorso simile per dare un chiaro segnale di una presa di coscienza (coscienza critica), affrontando  temi che spesso vengono trascurati o lasciati alla discussione di pochi (NON) prescelti.

 

 

Terza L – Istituto Magistrale – Indirizzo Socio -Economico