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“MAFIA E APPALTI”

La sentenza-957-del-2009-tribunale-trapani evidenzia non solo la presenza e l’operatività di Cosa Nostra nel trapanese, ma anche la capacità dell’organizzazione mafiosa  di rigenerarsi costantemente nonostante l’incessante azione di contrasto dello Stato e ricostruisce  diverse  vicende di speculazione edilizia e corruzione.

La sentenza del Tribunale di Trapani veniva sostanzialmente confermata dalla Corte di Appello di Palermo con sentenza1503-del-2011-corte-appello-palermo  che respingeva gli atti di appello  sia dei difensori, che del P.M.,  salvo concedere le attenuanti generiche a Leonardo Barbara e ridurre conseguentemente la pena al medesimo.

Avverso la sentenza della Corte di Appello proponevano ricorso per Cassazione, il Procuratore Generale, gli imputati  Barbara Leonardo e Pace Francesco  e la parte Civile Comune di Erice.

La Suprema Corte con sentenza-1033-del-2012-corte-cassazione  dichiarava la  inammissibilità del ricorso del Procuratore Generale e rigettava i ricorsi proposti dagli imputati Francesco Pace e Leonardo Barbara.

Pertanto la sentenza diveniva irrevocabile.

“IMPRENDITORE COLLUSO” O “IMPRENDITORE VITTIMA”

Il Tribunale di Marsala, in Composizione Collegiale, con la sentenza-61-del-2011tribunale-marsala_parte1 – sentenza-61-del-2011-tribunale-marsala_parte2pronunciata dal Tribunale di Marsala, confermata in  appello, divenuta definitiva,  in data 31/10/2013, a seguito della pronuncia  della Corte di Cassazione, chiarisce la differenza fra “imprenditore colluso” e “imprenditore vittima”, statuendo che la condotta di Giuseppe Grigoli  è certamente  riconducibile al paradigma dell’imprenditore mafioso piuttosto che a quello di vittima della prepotenza mafiosa.

I Giudici hanno ritenuto sussistente, oltre ogni ragionevole dubbio, l’esistenza di un vero e proprio patto criminale che si è snodato e sviluppato negli anni  tra Giuseppe Grigoli (il “re dei supermercati”) e diversi esponenti mafiosi, primo fra tutti con Matteo Messina Denaro,  capo di Cosa Nostra da cui sono derivati reciproci vantaggi sia per le aziende del Grigoli, sia per la  associazione mafiosa.

La sentenza del Tribunale di Marsala veniva impugnata sia dal Giuseppe Grigoli  che dal Difensore di Messina Denaro Matteo.  La Corte di Appello di Palermo con sentenza-3077-del-2012-corte-appello-palermo, sostanzialmente, confermava la sentenza di primo grado.

La Suprema Corte di Cassazione con sentenza-2616-del-2013-corte-di-cassazione dichiarava inammissibile il ricorso di Matteo Messina Denaro e rigettava il ricorso di Giuseppe Grigoli .